Adam Hansen: “La soluzione per evitare i manifestanti in corsa? Cancelliamo le tappe”
Anche il mondo del ciclismo, inevitabilmente, sta convivendo con le proteste dei ProPal. L’edizione della Vuelta a España 2025 è stata fortemente condizionata dalla presenza di manifestanti in alcuni arrivi, che ha portato l’organizzazione ad accorciare alcune tappe e a cancellare l’ultima, quella di Madrid. In un’occasione, la presenza di manifestanti ha portato alla caduta di Simone Petilli e Ivan Romeo, con quest’ultimo costretto ad abbandonare anzitempo la competizione per le conseguenze dell’incidente. Di recente invece la Israel – Premier Tech ha rinunciato a partecipare alcune corse, come il Giro dell’Emilia 2025 e il Trittico Lombardo, dopo che alcuni Comuni e associazioni locali avevano mostrato delle rimostranze per la presenza di una formazione israeliana.
La questione sicurezza, allora, è tornata d’attualità anche per il CPA, il sindacato dei corridori professionisti, dove il gruppo porta le proprie rimostranze a organizzatori e UCI. In un’intervista alla BBC, l’attuale presidente dell’associazione corridori professionisti Adam Hansen ha spiegato la sua idea per evitare queste situazioni: cancellare alcune tappe, anche a costo di accorciare delle corse. L’australiano ha dichiarato: “Se avessimo cancellato La Vuelta venerdì e le ultime tre tappe non fossero state mostrate in TV, i manifestanti non avrebbero avuto la loro visibilità. Provando a correre ogni giorno, abbiamo mostrato che c’era una piattaforma per dare loro visibilità. Cancellando alcune tappe, avremmo mostrato loro che non c’era alcun punto nel venire alle corse di ciclismo perché avevamo spento la televisione”.
“Certo, per gli organizzatori è una scelta grossa – riconosce lo stesso Adam Hansen – Ma dobbiamo fare un piccolo sacrificio oggi per il futuro a lungo termine del ciclismo. I manifestanti avrebbero dovuto vedersi tolta la piattaforma per avere risonanza mediatica. Senza di essa, non andrebbero alle corse. Lo abbiamo visto a Madrid: i manifestanti hanno avuto due ore di diretta televisiva che ha riguardato soltanto le proteste e non la corsa. Non sono contro le proteste, ma l’ultima cosa che voglio è mettere in pericolo i corridori”.
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